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Bandi per finanziamenti pubblici e domande errate o incomplete: quando all’errore non c’è proprio riparo?

Bandi per finanziamenti pubblici e domande errate o incomplete: quando all’errore non c’è proprio riparo?

Il recente “click day” del 3 novembre 2020 per l’assegnazione del c.d. “Bonus mobilità” – vale a dire il contributo fino a 500 € per l’acquisto tra gli altri di bici a pedalata assistita e monopattini – ha portato alla ribalta della cronaca le solite problematiche connesse all’utilizzo delle “procedure a sportello” telematiche per l’erogazione di contributi pubblici (riscontrate ad esempio dall’aziende che partecipano annualmente al bandi ISI dell’Inail, per esempio).

Come noto, tali procedure sono caratterizzate dall’invio per via telematica della relativa domanda di assegnazione del finanziamento con conseguente prenotazione della somma richiesta (e correlativa diminuzione dell’ammontare dello stanziamento globale), previa attribuzione di un numero progressivo identificativo.

In sintesi, vengono finanziate le domande presentate per prime fino ad esaurimento dei fondi disponibili, con conseguente vera e propria “corsa” alla presentazione della domanda fin dal primo momento utile dell’apertura del c.d. “sportello” (il click day, appunto).

Oltre al tema della tutela di coloro i quali non hanno potuto presentare tempestivamente la propria domanda a causa del malfunzionamento dei portali telematici pubblici – eventualità purtroppo frequente nella realtà, soprattutto in relazione a procedure con risorse finanziarie palesemente insufficienti rispetto all’ampia platea di potenziali destinatari (come avvenuto nel caso del click day per il bonus mobilità, dove i 215 milioni stanziati dal Governo sono stati esauriti nel giro di 24 ore. Il Governo ha poi stanziato ulteriori 100 milioni per coprire le domande non finanziate) – altra problematica di carattere  generale assai rilevante dal punto di vista giuridico è legata alla possibilità di correggere o integrare le domande incomplete e/o errate presentate dai concorrenti.

Cosa succede se alcuni degli elementi e/o documenti richiesti per la concessione del contributo non sono stati presentati? Deve essere data la possibilità di presentare successivamente gli elementi mancanti, oppure la domanda priva dei requisiti previsti dal bando deve essere inevitabilmente respinta?

Dal punto di vista del diritto amministrativo, la problematica descritta riguarda il cd. “soccorso istruttorio”, ossia la facoltà (o per meglio dire l’obbligo) dell’ufficio competente per il procedimento di chiedere integrazioni e chiarimenti nel caso di domande incomplete, secondo un principio di ragionevolezza e proporzionalità.

Il soccorso istruttorio è previsto come regola generale per i procedimenti amministrativi italiani dall’art. 6 della legge n. 241 del 1990 (la legge fondamentale sul procedimento amministrativo), che indica tra i compiti del responsabile del procedimento nello svolgimento dell’istruttoria della domanda la possibilità di “chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete”. Altre norme speciali regolano la stessa possibilità di “integrazione e rettifica” nell’ambito di specifici settori, primo fra i quali quello dei contratti pubblici.

Con specificio riferimento ai procedimenti “di massa” per l’erogazione di finanziamenti e contributi pubblici, una recente pronuncia del Consiglio di Stato (n. 4650 del 20 luglio 2020) ha affermato un principio interessante per le procedure cd. “a sportello”, vale a dire quelle in cui le erogazioni previste vengono attribuite sulla base di un criterio cronologico a tutte le domande considerate in possesso dei requisiti previsti. In tali procedure, quindi, non vi è una valutazione comparativa delle domande richieste entro un certo termine, ma l’attribuzione del finanziamento a tutte le domande pervenute, sulla base di un criterio cronologico, fino all’esaurimento della dotazione finanziaria totale prevista per la misura. In questa ipotesi, la pronuncia del Consiglio di Stato ritiene che non si possa concedere una integrazione o correzione postuma delle domande inizialmente presentate, specie per quegli elementi che erano espressamente richiesti “a pena di esclusione”. In caso contrario, infatti, secondo il Consiglio di Stato, si consentirebbe “ai concorrenti di affrettarsi a depositare una domanda anche incompleta per acquisire il vantaggio temporale per ottenere il finanziamento”.

La giurisprudenza del giudice amministrativo ha applicato criteri analoghi a quello appena visto per affermare o meno la possibilità di integrare o correggere la documentazione presentata nel corso del procedimento.

Da un lato, viene affermata la necessità per la pubblica amministrazione di superare mancanze meramente formali nella documentazione presentata, per valutare invece la sussistenza sul piano sostanziale dei requisiti.

Dall’altro, però, vengono considerati anche altri principi, quali la correttezza, solidarietà e autoresponsabilità dei partecipanti, in base al quale questi ultimi sono chiamati ad assolvere oneri (ragionevoli) di cooperazione con l’amministrazione per il corretto andamento del procedimento e a sopportare le conseguenze dei propri errori.

Sotto altro profilo, concedere l’integrazione dei documenti presentati può portare, nel caso di violazioni di regole chiare e che prevedono l’esclusione, ad una lesione del principio di parità di trattamento tra i candidati, in quanto viene dato un vantaggio a chi non ha presentato gli elementi richiesti nei termini previsti.

Un altro principio che può portare all’esclusione del soccorso istruttorio è la speditezza del procedimento, in particolare nelle procedure complesse da gestire per l’alto numero dei partecipanti.

Sulla scelta in concreto per l’integrazione o l’esclusione della domanda incompleta da parte del giudice amministrativo influiscono altri elementi, quali l’esistenza o meno di una “competizione” tra diversi partecipanti alla procedura (distinguendo in questo senso tra procedure “comparative” e “non comparative”), o la mole più o meno grande di partecipanti e, dunque, degli oneri istruttori a carico dell’amministrazione procedente.

In base ai principi e ai criteri visti, molto spesso la giurisprudenza ha negato la possibilità di integrare la documentazione presentata nelle procedure per la concessione di finanziamenti e contributi pubblici, specie quando gli elementi mancanti erano chiaramente previsti nella disciplina delle procedure, a pena di esclusione.

 

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