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Mobilità elettrica e Comuni: competenze e principali obbligazioni dell’ente comunale nella sfida per il potenziamento dell’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici

Mobilità elettrica e Comuni: competenze e principali obbligazioni dell’ente comunale nella sfida per il potenziamento dell’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici

Come abbiamo osservato già altre volte anche su questo blog, la transizione energetica verso un’economia a zero emissioni passa anche attraverso la rivoluzione della mobilità elettrica, con l’abbandono di auto ad emissioni inquinanti a favore di veicoli elettrici (battery electric vehicle BEV). L’importanza di questo passaggio epocale è confermata dalle politiche europee ed italiane, che ormai mirano in modo deciso alla diffusione su larghissima scala di veicoli a zero emissioni: l’ultimo esempio si può riscontrare all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che punta ad un incremento drastico dei veicoli elettrici circolanti nel territorio italiano, in conformità ai principi del quadro Next Generation EU.

Un presupposto fondamentale per perseguire l’obiettivo della “elettromobilità” è ovviamente il potenziamento dell’infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici. Come osservato in uno studio ripreso anche dall’Economist, il problema dell’infrastruttura è stato alla base dell’affermazione dei veicoli con motore a scoppio rispetto a quelli con motore elettrico, fin dai primi anni di diffusione dell’automobile, all’inizio del 1900.

I dati di quest’anno, presentati nel report 2021 dell’Osservatorio “Smart Mobility” del Politecnico di Milano mostrano un deciso incremento dei punti di ricarica pubblici o privati ad accesso pubblico (circa 21.500 a luglio 2021, più 34% rispetto all’anno precedente), soprattutto in contesto urbano. I punti di ricarica privati erano invece circa 24.000 già nel 2020, un numero tre volte maggiore rispetto all’anno precedente. La diffusione dei punti di ricarica è ancora però disomogenea nel territorio italiano (con le Regioni del Nord più avanti) e insufficiente soprattutto con riguardo ai punti di ricarica “rapida”, aspetto su cui si concentreranno le energie del PNRR.

Nel contesto descritto, i Comuni possono avere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’infrastruttura. Per quanto riguarda i punti di ricarica pubblici o comunque accessibili al pubblico (ossia utilizzabili in modo non discriminatorio dagli utenti) i Comuni sono intervenuti negli ultimi anni con una regolamentazione generale dell’attività di installazione di infrastrutture di ricarica (con individuazione delle aree adibite, numeri previsti, disciplina delle modalità di richiesta al Comune, etc.), oppure la stipula di protocolli di intesa con operatori interessati, che concede l’occupazione di suolo pubblico e disciplina le modalità di gestione delle infrastrutture in conformità alle esigenze e alle previsioni, o ancora con il ricorso a procedure ad evidenza pubblica secondo criteri di selezione competitiva degli operatori per l’installazione in zone e con condizioni predeterminate.

Il d.l. 16 luglio 2020, n. 76 (Decreto Semplificazioni 2020) ha poi previsto che i Comuni adottino provvedimenti specifici inerenti alle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici nel territorio di riferimento. Gli atti dei Comuni devono stabilire la localizzazione e la quantificazione dei punti di ricarica in funzione della domanda: il riferimento di legge (comunque non obbligatorio) è di almeno un punto di ricarica ogni mille abitanti. La realizzazione e gestione delle infrastrutture può essere oggetto di un regime di “autorizzazione o concessione” a favore di soggetti pubblici o privati, anche mediante una suddivisione in lotti. In assenza dei provvedimenti che disciplinino in generale l’installazione di infrastrutture di ricarica sul territorio comunale, i singoli interessati possono comunque richiedere l’autorizzazione o la concessione per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture, anche solo per singole strade.

Come misura di incentivazione per l’installazione di punti di ricarica accessibili al pubblico, i Comuni possono prevedere una riduzione o esenzione del canone di occupazione del suolo pubblico e della tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP e TOSAP), nel caso in cui l’energia elettrica utilizzata per i punti di ricarica sia di provenienza certificata da fonte rinnovabile.

Per quanto riguarda i punti di ricarica ad accesso privato, i Comuni devono vigilare sul rispetto degli obblighi di inserire infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici all’interno di edifici nuovi e ristrutturati di rilevanti dimensioni, secondo quanto previsto dai regolamenti edilizi e – da ultimo – dal recepimento della direttiva EPBD III nel sistema italiano.

Insomma, i Comuni possono promuovere e rendere concreto il passaggio ad una mobilità privata ecosostenibile, contribuendo ad un 2022 di passi avanti decisivi.

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