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Nuovi obblighi minimi di approvvigionamento da rinnovabili per nuove costruzioni e ristrutturazioni

Nuovi obblighi minimi di approvvigionamento da rinnovabili per nuove costruzioni e ristrutturazioni

Ci dedichiamo oggi al tema delle energie rinnovabili, molto attuale alla luce della crisi energetica in corso – legata al conflitto ucraino – e della urgenza sempre più evidente con cui occorre affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici, ormai drammaticamente percepibile negli eventi che stanno caratterizzando questa estate.

In questo contesto, una novità importante riguarda gli obblighi di consumo di energia da fonti rinnovabili negli edifici.

A partire dal 13 giugno 2022, infatti, per la costruzione di nuovi edifici o la ristrutturazione rilevante di edifici esistenti sarà necessario considerare nuovi parametri minimi.

I nuovi obblighi di utilizzo di energia rinnovabile per gli edifici vengono definiti dal d.lgs. n. 199/2021 – il provvedimento legislativo che definisce gli strumenti, i meccanismi, gli incentivi e il quadro istituzionale, finanziario e giuridico, necessari per il raggiungimento degli obiettivi di incremento della quota di energia da fonti rinnovabili al 2030, in attuazione della Direttiva UE n. 2018/2001 e nel rispetto dei criteri fissati dalla legge 22 aprile 2021, n. 53 – e devono essere considerati nelle richieste di titolo edilizio presentate proprio dal 13 giugno 2022, anche se non recepiti nella normativa locale di riferimento.

Per gli edifici privati in sintesi, i nuovi obblighi consistono nella copertura tramite fonti rinnovabili del 60% dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria e del 60% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva. In caso di edifici pubblici, la percentuale di riferimento sale al 65%. In precedenza, le soglie obbligatorie erano del 50% per gli edifici privati e del 55% per i pubblici.

Le Regioni e le Province autonome possono prevedere nei loro territori valori di riferimento ancora più stringenti e imporre prescrizioni sulle fonti rinnovabili da considerare, escludendo in particolare la combustione da biomasse, ai fini del miglioramento della qualità dell’aria.

Come accennato, oltre che agli edifici nuovi gli obblighi si applicano alle “ristrutturazioni rilevanti”: per capire cosa si intende con questa definizione occorre fare riferimento a quanto previsto d.lgs. n. 28/2011. Ai sensi di tale decreto legislativo, la ristrutturazione rilevante comprende la sostituzione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro di un edificio con più di 1.000 metri quadrati di superficie utile, oppure la demolizione e ricostruzione di un edificio esistente, anche se qualificata come manutenzione straordinaria.

Gli obblighi non si applicano, però, a particolari tipologie di immobili: edifici “temporanei” (da rimuovere entro ventiquattro mesi dalla fine lavori), edifici allacciati a una rete di teleriscaldamento/teleraffrescamentoefficiente ai sensi del d.lgs. n. 102/2014, purché tali tecnologie ricoprano integralmente il corrispondente fabbisogno energetico.

L’obbligo non si applica inoltre se risulta incompatibile con i vincoli culturali e paesaggistici che interessano l’edificio, nonché con le caratteristiche e la destinazione di edifici pubblici nella disponibilità di corpi armati.

Da ultimo, l’esclusione del rispetto degli obblighi – in tutto o in parte – è ammessa in caso di impossibilità tecnica. L’impossibilità deve essere evidenziata dal progettista e comporta il rispetto di uno specifico coefficiente di consumo di energia primaria non rinnovabile da parte dell’edificio.

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