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La riforma delle concessioni balneari è legge (delega)

La riforma delle concessioni balneari è legge (delega)

Il Senato italiano, in una delle ultime sedute della legislatura, è riuscito ad approvare definitivamente il disegno di “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021”, presentato dal Governo alla fine dell’anno scorso.

La legge, che sarà pubblicata nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale ed entrerà quindi in vigore, contiene diverse importanti misure, tra cui la nuova disciplina del sistema delle concessioni demaniali marittime. La riforma del sistema delle concessioni interviene in un contesto giuridico incerto da tempo, segnato dal contrasto tra il diritto italiano (che aveva previsto una proroga generale della durata delle concessioni fino al 2033) e il diritto europeo che richiede l’affidamento delle concessioni tramite gare pubbliche. A novembre 2021 l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato si era pronunciata affermando nuovamente la necessità di affidare con procedura ad evidenza pubblica le concessioni entro fine 2023 e costringendo di fatto il legislatore ad intervenire per disciplinare lo svolgimento delle gare.

La disciplina approvata dal Parlamento detta perciò le linee fondamentali su cui si baseranno le procedure di affidamento delle concessioni demaniali, ma lo fa delegando l’adozione delle misure specifiche ad un decreto legislativo, che il prossimo Governo dovrà adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, previa intesa con le Regioni.

La scadenza fondamentale del 31 dicembre 2023, entro cui – in conformità a quanto deciso dal Consiglio di Stato – dovranno concludersi le procedure di affidamento delle concessioni che non siano già passate da una gara, viene confermata dalla legge ma con possibili eccezioni. In presenza di “ragioni oggettive” che impediscano la selezione del nuovo concessionario entro la fine del 2023, come l’esistenza di contenziosi o di altre “difficoltà oggettive” legate all’espletamento della gara, l’amministrazione competente potrà differire il termine di scadenza delle concessioni per il tempo necessario a concludere la procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024.

Il Ministero dovrà trasmettere alle Camere, entro luglio 2024, una relazione sullo stato delle gare al 31 dicembre 2023 ed una relazione finale entro il 31 dicembre 2024.

Il decreto legislativo dovrà stabilire i criteri per l’individuazione delle aree da dare in concessione, delle aree libere e libere attrezzate, oltre a stabilire i criteri per lo svolgimento delle gare. Le regole delle gare dovranno tenere conto degli investimenti, del valore aziendale e delle proprietà, della professionalità acquisita da parte dei gestori attuali, nonché prevedere l’eventuale frazionamento in “lotti” delle aree demaniali per favorire la partecipazione di imprese di piccole dimensioni.

Nella scelta del nuovo concessionario viene data rilevanza alla qualità e alle condizioni del servizio offerto agli utenti, ma anche ad aspetti come la parità di genere, la partecipazione giovanile, l’esperienza tecnica e professionale in relazione all’oggetto della concessione ma non in altre attività analoghe di gestione di beni pubblici (quest’ultima precisazione, presente nel testo presentato inizialmente dal Governo, è stata cancellata con la prima approvazione in Senato).

Si dovrà considerare anche l’utilizzo della concessione precedente quale prevalente fonte di reddito per il gestore e per il suo nucleo familiare, considerandone la rilevanza rispetto ad altre attività di impresa o di tipo professionale “del settore”.

Altri criteri riguardano la stabilità occupazionale e, più in generale, la valorizzazione di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori, della protezione dell’ambiente e della salvaguardia del patrimonio culturale.

Dovrà inoltre essere adeguatamente considerato l’utilizzo del bene pubblico oggetto di concessione da parte di società o associazioni sportive.

La durata delle nuove concessioni dovrà essere parametrata ai tempi per l’ammortamento e la remunerazione degli investimenti sostenuti dal gestore.

Dovranno poi essere definiti criteri per la quantificazione dei canoni, i cui introiti saranno destinati in parte al Comune concedente per interventi di difesa delle coste, del relativo capitale naturale e per il miglioramento della fruibilità delle aree libere. Dovrà inoltre essere previsto un limite massimo al numero di concessioni di cui può essere titolare uno stesso soggetto e una disciplina specifica per la gestione di una concessione da parte di un’impresa diversa dalla concessionaria (subconcessione).

Parte importante delle regole riguarderanno l’indennizzo economico da riconoscere al titolare “uscente”, nel caso in cui non sia riconfermato con la gara: l’indennizzo sarà a carico del nuovo concessionario e verrà calcolato con modalità da individuare nel decreto legislativo che il prossimo Governo dovrà approvare. I riferimenti inizialmente ipotizzati dal disegno di legge (mancato ammortamento degli investimenti autorizzati dall’ente concedente e realizzati, perdita dell’avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico) sono stati eliminati nel corso dell’esame parlamentare. Le forze politiche hanno preferito non prendere posizione su questo importante aspetto, delegando totalmente le decisioni sul punto al decreto legislativo.

Il Governo che si formerà dopo le elezioni di settembre dovrà seguire le indicazioni della legge delega per adottare, auspicabilmente in tempi rapidi, una disciplina compiuta e non più rinviabile delle nuove gare. La speranza è che vi sia la volontà e la forza politica per portare a termine l’impresa.

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